Qualcuno crede che imparare a fare judo sia semplice.
Una lezione settimanale, non sempre regolare, e a fine stagione ecco il nuovo grado di cintura ...
“Se c’è una promozione vorrà pur dire che si sono fatti dei progressi e quindi – in fondo – il judo è facile” penserà qualche genitore.
Nulla di più sbagliato !
Imparare a far judo BENE è difficile e richiede costanza, impegno e una volontà ferrea che resista alle forze negative che costantemente, lungo la nostra esistenza, si oppongono alla crescita personale: in primis la “tentazione di accontentarsi” chiamata anche pigrizia – arrivato ad un grado/livello interessante perché mai ci si dovrebbe sforzare per diventare più bravo ? – ulteriormente gli “altri impegni” (morosa rompiscatole o che non capisce ? scuola per la quale si deve dare di più e che ruba il tempo allo sport ? amici che fanno altro e che chiedono: ma chi te lo fa fare ?). Il judo è una disciplina che deve poter continuare lungo l’intera esistenza. Certo gli obiettivi cambiano, anche la possibilità di frequentare il dojo non sarà sempre la medesima, quello che non deve cambiare però è la voglia di fare, l’entusiasmo e l’aspirazione ad apprendere sempre di più per migliorarsi.
E questo indipendentemente da un risultato agonistico.
La gara non è tutto. E’ semplicemente il momento in cui ci si mette alla prova e si testano le proprie capacità. Se vinco il torneo o perdo al primo incontro dovrò in ogni caso riflettere su quanto é capitato e trarre i necessari correttivi perché l’avversario della gara non è “l’altro” ma sono io.
La gara è importante quale stimolo per migliorare il proprio judo (e quindi sé stessi), obiettivo che deve essere presente costantemente.
Per questo, quando si sceglie di dedicarsi al judo, non è possibile pensare di fare (seriamente) altre attività sportive.
Chi desidera crescere nel judo deve praticarlo il più possibile e, indubbiamente, è da ragazzi e poi da giovani che si ha più tempo per lo sport ! "Sprecare" il proprio tempo per altre attività, pur sportive, non aiuta il judoista, anzi … lo distoglie dalla possibilità di apprendere i movimenti giusti e dall’obiettivo che si è prefisso.
Nessuno nasce judoista.
Lo si diventa, chi con più e chi con meno fatica. Per crescere, a tutti é richiesto tempo e dedizione. Il vero judoista cresce costantemente aumentando ritmi e intensità di allenamento con i passaggi di categoria e di età. La vittoria di una gara è un momento effimero (chi ricorda i campioni nazionali anche solo di un anno fa ?), ciò che importa è l’impegno che si assume per migliorare e che si dimostra nell’allenamento costante (pur se a volte ripetitivo), il solo che garantisce la crescita.
Per cui: se vinco una gara ma non mi impegno per diventare migliore perdo comunque, mentre se perdo la gara ma poi mi impegno al massimo ad ogni allenamento vinco di sicuro, perché dimostro di avere imparato quello che serve per crescere veramente !
Il judo è una SCUOLA DI VITA, ma solamente per chi vi si dedica avendolo scelto consapevolmente, per chi si lascia entusiasmare dalla disciplina e per chi è sempre pronto ad apprendere per migliorare !
Mancando queste premesse il judo ci insegna poco … magari ci fa divertire e per qualche attimo ci fa sognare (magari a seguito di una competizione riuscita), ma questi non erano gli obiettivi del suo Fondatore e, a dire il vero, nemmeno i nostri !
MF / Chiasso, 15 febbraio 2016