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Riflessione olimpica (agosto 2016)  


OLIMPIADI una bella visione su sport e SPORT …


Le olimpiadi sono un’occasione unica per farsi una “scorpacciata di sport”.
Accanto a quellI più notI trovi discipline meno conosciute che, una volta ogni quattro anni, ottengono un minimo di ribalta mediatica.
Il judo è uno di quegli sport che in televisione non passa praticamente mai. Per una settimana intera invece, durante i giochi olimpici, è possibile assistere alle finali di tutte e quattordici le categorie individuali maschili e femminili.
C’è quindi chi ha occasione di vedere un incontro di judo per la prima volta. Tra questi, qualche giorno fa, qualcuno mi ha chiesto “ma fate anche voi così” ? Effettivamente per chi non conosce la disciplina ed osserva per la prima volta un incontro di judo è naturale chiedersi, se anche alle nostre latitudini, gli incontri avvengono a quel modo. La risposta è evidentemente positiva. Il judo è diffuso in tutto il mondo e la sua versione agonistica è identica a Pedrinate ed a Rio. Certo, alle olimpiadi, il livello e la grinta non corrispondono a quello dei campionati cantonali (soprattutto in questi ultimi anni), tuttavia è evidente che la competizione di judo è quella mostrata in TV.
Chi vede il judo per la prima volta si rende conto pertanto che, chi lo pratica a livello agonistico, è un “guerriero” ossia qualcuno che affronta direttamente un avversario, cercando di superarlo, nel rispetto delle regole. L’esistenza della commissione, che verifica a video i giudizi arbitrali, è oggi ulteriore garanzia di serietà della disciplina. Ci si accorge poi che nel judo non ci sono scuse o mezze misure; non puoi dare la colpa ad altri quando l’avversario ti proietta o ti immobilizza. In caso di sconfitta si dovrà quindi ammettere che l’avversario è stato migliore; ciò che porta ad accettare il fatto che, per ottenere dei risultati, è necessario impegnarsi a fondo.
Qui sta d’altronde il bello della disciplina. Un judoka è qualcuno che ha il coraggio di combattere, ha compreso di doversi impegnare per ottenere dei risultati, ha fiducia in sé stesso ed é pronto a ripartire ogni volta da capo, ha appreso a non lamentarsi perché se qualcosa non ha funzionato la colpa è solamente sua !

Cambio canale e mi capita di assistere agli ultimi minuti del primo tempo di Argentina – Honduras, un incontro di calcio. Un attaccante honduregno entra in area il portiere argentino cerca di fermarlo. Non lo tocca ma l’attaccante cade ugualmente ottenendo il rigore “grazie al bel tuffo”.
Cosa c’è di educativo in tutto ciò ? L’insegnamento è: "imbroglia quando puoi, importa solo vincere" ? Grazie, ma non fa per me e sinceramente il tutto mi sembra piuttosto vergognoso ...

Viva il judo, e speriamo che qualche genitore (più attento di altri) ne tenga conto !




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