I RAGAZZI CRESCONO !
Educare è l’obiettivo del judo. Chi frequenta i corsi di judo e l’attività proposta dal DYK (che detto tra di noi è notevolissima) è invitato a seguire la via (“do”) tracciata da Jigoro Kano ed a crescere forte, sano e di utilità al prossimo.
Forte non solo nel corpo ma anche e soprattutto nel carattere. Jigoro Kano piccolo di statura e mingherlino si era dedicato alle arti marziali siccome vittima di bullismo. Si era rinforzato fisicamente ed aveva poi compreso come gli sforzi che la disciplina impone per migliorarsi sono utili anche per crescere internamente.
Sano sotto ogni punto di vista. Ciò che significa apprendere ad alimentarsi in modo adeguato, non fare uso di fumo, droghe od altra sostanza che possa nuocere, come pure avere una vita assennata. Jigoro Kano desiderava contribuire a creare persone migliori che sapessero distinguere il bene dal male e che sapessero effettuare in modo adeguato quelle scelte che la vita ci impone.
Utili agli altri ossia persone non egoiste con apertura sulla società e sul gruppo di appartenenza. La pratica del judo si svolge con un compagno, relazionarsi al compagno aiutandolo a migliorare è l’approccio che la disciplina insegna. Il pensiero che va sviluppato non è “io voglio diventare il più forte” ma “noi vogliamo crescere forti insieme”. Le relazioni personali tra gli appartenenti al gruppo sono la palestra per i rapporti della vita lavorativa, affettiva e sociale di domani.
Ecco perché il judo è più di un arte marziale e più di uno sport (pure olimpico).
Ma per entrare in questo spirito non basta un anno di pratica, magari anche saltuaria; la disciplina si apprende solamente dopo anni di dedizione e di allenamento.
Il luogo in cui si compiono i miracoli non è il dojo. Un’ora a settimana non basta.
Ed ecco perché quando i genitori ci dicono, “il prossimo anno nostro figlio ha deciso di cambiare sport”, un po’ ci dispiace. Il ragazzo perde un’occasione che non si ripeterà, i genitori non hanno capito la differenza tra il judo ed altro e noi non siamo riusciti a far passare il messaggio.
Nessuno certamente è perfetto e saper trasmettere oggi il pensiero di un grande educatore del passato è un’impresa che – tra soddisfazioni e sconfitte – continueremo comunque a portare avanti !
D’altronde questo è il nostro compito e la nostra promessa a chi ha capito che il judo è si un combattimento ma principalmente un combattimento per crescere bene e diventare una persona virtuosa.
MF / Chiasso, 29 maggio 2016