Il primo mese della stagione è il mese del rientro.
Chi torna al dojo dopo una estate in cui ha praticato poco judo, tornerà a scoprire che allenarsi seriamente significa faticare, sudare e (qualche volta) prendere qualche colpo. Accrescere la capacità di sopportazione e la soglia del dolore sono elementi che – per chi pratica la disciplina con finalità agonistiche – vanno considerati.
I primi allenamenti seri al dojo e le prime uscite sia per allenamento sia per competizioni sono sempre i più pesanti. Chi pratica deve tornare a scoprire il piacere dell’esercitarsi. Da qui parte il tutto, se non ho piacere ad allenarmi, a sforzarmi per migliorare tecnica e postura, a cercare di confrontarmi sempre con compagni più forti tutto diventa difficile.
Non importa se ci metterò più di altri a perfezionare la tecnica, non importa se non diventerò campione mondiale; se il praticare mi dà soddisfazione crescerò sempre di più sia fisicamente, sia caratterialmente.
Questa per altro è la vera sfida !
Durante il randori devo però garantire la mia massima concentrazione. Non si parla con il compagno, non ci si guarda attorno per vedere cosa combinano gli altri. Si cerca di esprimere il meglio di sé - sempre e comunque - imparando anche a gestire il proprio fiato. Per chi ha interesse alle competizioni il randori è un indispensabile strumento di crescita. Per dirla con Jigoro Kano “il valore del randori risiede nel fatto che conferisce prontezza e agilità nell’adattarsi alle situazioni, poiché il suo esercizio risiede soprattutto nell’interagire con l’azione avversaria, e per fronteggiare questi frangenti, occorre applicarsi mentalmente e fisicamente, opportunità offerta soltanto nel randori”.
Concentrazione, entusiasmo e voglia di migliorare sempre e comunque non devono mai mancare
MF / Chiasso, 18 settembre 2016