NON TUTTE LE ARTI MARZIALI SONO UNO SPORT
di Marco Frigerio
Il termine “arti marziali” indica le discipline legate al combattimento che raccolgono al loro interno determinate pratiche e tecniche codificate, fondate a loro volta su particolari principi fisici, culturali e filosofici.
Le arti marziali non sono una esclusività dell’Oriente.
Anche in Europa si sono sviluppate forme di lotta che hanno poi assunto caratteristiche tradizionali. Alle nostre latitudini sono sopravvissute la lotta svizzera e la boxe francese (il savaté). Molte delle arti marziali praticate in Europa sono invece divenute obsolete con l’avvento delle armi da fuoco. Alcune di queste sono sopravvissute trasformandosi in uno sport (pugilato, lotta, scherma).
In Oriente tali forme di combattimento hanno conosciuto uno sviluppo maggiore e possono contare su di una tradizione secolare radicata.
Lo studio delle arti marziali orientali in Europa è iniziato verso la fine del XIX° secolo. In Giappone – paese che per primo ha esportato le proprie arti – si sono sviluppate una infinità di scuole, il termine “ju-jutsu” era da intendersi riferito a tutte quelle scuole che hanno insegnato l’attacco-difesa senz’armi o con armi corte.
Dal patrimonio tradizionale del ju-jutsu sono poi sorte le tre discipline giapponesi oggi maggiormente praticate alle nostre latitudini: judo, karate e aikido.
Il Judo (letteralmente via della cedevolezza) è la disciplina creata dal Prof. Jigoro Kano (1860/1938) un uomo colto laureato in economica all’università di Tokyo, rettore per anni della scuola Magistrale giapponese.
Jigoro Kano aveva intuito come, il ripetuto esercizio delle tecniche di attacco-difesa costituiva un valido metodo educativo e che pertanto la pratica del judo doveva andare oltre il semplice esercizio fisico (oggi diremmo sportivo). Lo scopo finale del judo, più volte indicato dal Prof. Kano è difatti la creazione di persone sane, forti, socialmente utili.
Il Judo è anche uno sport divenuto disciplina olimpica nel 1964.
Il karate (letteralmente mano vuota) è la disciplina sviluppatasi nelle isole di Okinawa poste a sud del Giappone. Della disciplina si sono sviluppate varie scuole le più note sono quelle del Maestro Funakoshi (1868/1957) “shotokan” e quella del Maestro Mabuni (1889/1952) “shito”. La mancanza di unità tra le varie scuole non ha permesso al karate di essere inserito ai giochi olimpici pur essendo alle nostre latitudini riconosciuto da “Gioventù e Sport” (unitamente al judo) ed avendo una buona rispondenza a livello di praticanti. La frammentazione in diverse federazioni non aiuta certo la promozione del karate.
L’aikido (letteralmente via dell’armonia fra le energie) è la disciplina creata dal Maestro Morihei Ueshiba (1883/1969), il quale ebbe ad aprire un proprio dojo (il Kobukan) a Tokyo nel 1927. Il Fondatore aveva partecipato alla guerra in Manciuria ed al suo rientro in Giappone per un periodo aveva soggiornato in un tempio zen. L’aikido non è uno sport in quanto non esiste competizione.
Negli ultimi anni altre discipline marziali di origine orientale, in particolare cinese, hanno conosciuto una buona diffusione in Occidente. Il “kung fu” (letteralmente “abilità, maestria”) chiamato anche “wushu” (arte della guerra) - con le sue innumerevoli scuole quali il “tai-chi-chuan” (conosciuto anche come kung fu interno), lo “shaolin” e il “wing-chun” - ne è un esempio. Il suo sviluppo è stato notevole negli USA grazie anche alle imprese di Bruce Lee (1940/1973 – noto attore cinematografico ed ottimo praticante di kung fu, allievo del maestro Yip della wing-chun). Anche il kung fu soffre del medesimo problema del karate, vi è grande frammentazione fra le scuole.
Di origine sud coreana è invece il “taekwondo” che consiste in una creazione recente fondata su tradizioni marziali influenzate dalle discipline giapponesi. Il Giappone ha infatti occupato per tre decenni la Corea. Il taekwondo è stato riconosciuto sport olimpico a partire dalla Olimpiadi di Seul 1988.
Va detto infine che, ogni tanto e a dipendenza delle mode, sorgono delle forme miste che acquisiscono qualche periodo di notorietà, in questi anni ad esempio si parla spesso di “kick boxing” una forma di combattimento combinato proveniente da più discipline e di “krav maga” che consiste in un metodo di combattimento a mani nude elaborato in Israele.
La forza del judo (e del taekwondo - che però non è diffuso alle nostre latitudini) è di essere riconosciuto quale SPORT OLIMPICO e quindi di poter fare affidamento su di una struttura universale.
Il praticante di judo svizzero potrà facilmente trovare in Oceania così come in America del sud e/o in altre parti del mondo un dojo in cui esercitare la propria disciplina secondo le norme della Federazione Internazionale.
Chiasso, 15 settembre 2013