UN COMMENTO
Il film TV “L’oro di Scampia” è andato in onda su RAI 1 lunedì 10 febbraio in prima serata.
Seppur in forma romanzata il film racconta la vicenda umana di Gianni Maddaloni - padre del campione Giuseppe (Pino) Maddaloni che nel 2000 vinse l’oro olimpico nella categoria – 73 kg a Sidney - e la sua lotta per promuovere e proporre il judo ai ragazzi di Scampia: uno dei peggiori quartieri di Napoli.
Maddaloni ha cresciuto tre figli in quell’ambiente: tutti judoisti, tutti campioni nazionali in Italia. Pino Maddaloni (il figlio maggiore) è oggi il CT della nazionale.
Nel film i nomi sono cambiati (si parla della famiglia Capuano) tuttavia la storia è quella. L’incendio alla palestra è una invenzione scenografia. La quotidiana lotta in un ambiente difficile e di degrado umano è ben presente.
Per una volta il judo è stato portato in prima serata in TV. Ben venga quindi la promozione alla nostra disciplina che indirettamente è connessa al film di cui Beppe Fiorello è un protagonista all’altezza (anche se qualche movimento tecnico – per chi capisce – appare piuttosto discutibile).
Peccato invece l’insistenza sul risultato che caratterizza la figura del maestro Capuano: il figlio deve vincere assolutamente prima i nazionali, poi il campionato d’Europa infine le Olimpiadi per tutta la scuola. Questa insistenza non è propriamente in linea con il pensiero di Jigoro Kano che non aveva inteso il judo come sport ma che - da educatore - metteva invece l’accento sull’importanza della costruzione dell’uomo in genere. Comprendo tuttavia che soprattutto in un contesto come quello di Scampia il risultato sia un elemento imprescindibile per poter trovare aiuto, interesse e comprensione anche per realizzare un obiettivo più allargato come è appunto il fine del judo vero (la crescita di persone socialmente utili che hanno appreso a rispettare le regole e "a dare" piuttosto che a prendere ...).
Anche alle nostre latitudini in fondo il ragionamento è lo stesso. I risultati agonistici, meglio se di squadra (e qui l’importanza di avere una formazione nostra !), portano con sé comprensione ed interesse da parte di autorità e pubblico. Senza risultati difficilmente un'associazione sportiva prospera, in particolare in uno sport come il nostro per il quale è certo che – per poter passare una seconda volta in prima serata – bisognerà attendere parecchio …
Grazie quindi al film della RAI e a Fiorello che, del medesimo, è stato pure uno degli sceneggiatori.
MF / Chiasso, 12 febbraio 2014
Qualche commento ulteriore:
1)
Abbiamo guardato la fiction di ieri sera: una bella storia emozionante (con i limiti delle fiction..) grazie x la segnalazione!
Cristina / 11.2.2014
2)
A me il film è piaciuto.
Anche il maestro Lupo che paga la protezione ai camorristi non è forse in linea con il pensiero del judo, ma stiamo parlando di una realtà di degrado che per noi, anche dopo aver letto i libri e gli articoli di Saviano, resta difficilmente immaginabile.
Anch'io avrei preferito qualche spiegazione in più sui valori del judo, piuttosto che sulle prese da eseguire.
Saluti.
Barbara Bollini / 12.2.2014