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Riflessione di novembre 2015: l'arte del ripetere !  


LA CRESCITA DEL JUDOKA PASSA PER LA RIPETIZIONE


Recentemente abbiamo avuto alcuni esempi di come gli eventi agonistici possano essere vissuti diversamente e di come sia necessario - sempre e comunque - cercare di progredire allenandosi costantemente con il proprio gruppo e ripetendo all’infinito le proprie tecniche preferite.
Dal torneo di Buchs (SG), dove i nostri hanno colto soddisfazioni e medaglie, al torneo di Bergamo, dove invece neppure si è vinto un incontro, il tempo intercorso è stato di una sola settimana. Vero è che il livello degli avversari era differente. Vero anche il fatto che, in una competizione che si svolge in una palestra scolastica con una partecipazione di una decina di combattenti per categoria, e in una competizione che si svolge in un palazzetto sportivo con varie decine di combattenti nella stessa categoria, l’impatto emotivo può essere diverso.
Al di là dei risultati tuttavia quello che però mi preme rimarcare è come sia essenziale il continuo studio delle tecniche e la ricerca continua di un loro esercizio e miglioramento. Nel judo la ripetizione è indispensabile ! Ripetere migliaia di volte la medesima tecnica (nell’uchi-komi) e cercare la sua applicazione libera (nel randori) fa parte della crescita personale. A nulla serve continuare a modificare la tecnica di riferimento.

Affinché, almeno una tecnica venga padroneggiata a dovere, la ripetizione e il suo continuo esercizio sono inderogabili.
I risultati agonistici poi arrivano o non arrivano. Quello che è certo è però che - se la tecnica viene studiata a dovere, ripetuta migliaia di volte e ricercata costantemente nel randori - prima o poi viene acquisita. In fondo le medaglie nel cassetto di casa o nel medagliere fatto costruire da papà prendono solo polvere, mentre gli ippon realizzati grazie ad una tecnica eseguita al meglio – anche solamente nel randori – lasciano un senso di soddisfazione interiore che non ha pari !


La répétition en japonais se dit "kurikaeshi" … Répéter, c‘est … accumuler de l’expérience. Et répéter une chose, c’est approfondir ses connaissances … c’est accumuler de la matière qui servira à répondre de façon juste et précise à une situation … le randori a ceci de genial qu’on y fait tout le temps la même chose sans jamais s’en rendre compte …
La répétition, c’est le contraire de la routine … car c’est par l’intelligence, la recherche, que l’on sort de la routine, qu’on trasforme cet exercice fastidieux en un champ de découvertes, que l’on modifie jusque dans le moindre détail sa façon de faire et, partant, sa perception … et enfin, on y trouve du plaisir, un plaisir bien plus savoureux que celui de la variété, du zapping
”.


Tratto da: Yves Cadot, Promendes en judo, 2015 (ebook) – “l’art de la répétition” pubblicato anche nella rivista “Esprit du judo” no.21 / 2009


MF / Chiasso, 3.11.2015




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